in principio era il lupo [3K]
Alberto mostra i bicipiti [7K]



Gli estratti che seguono sono parte dell'introduzione di Oreste del Buono a "Il grande Lupo Alberto", edito dalla Rizzoli.


Chi è più lupo del reame?

Tra i grandi personaggi dei fumetto italiano Lupo Alberto di Silver si è conquistato un posto d'eccellenza. Ma se l'è conquistato con il tempo, la fantasia e il metodo. Quando disegnò le prime strisce delle avventure di Lupo Alberto, Silver, ovvero il modenese Guido Silvestri, classe 1954, aveva 19 anni e il giornale che ospitò l'incipit della storia delle storie con il gallo della fattoria Mackenzie che dava un'occhiata al sole all'orizzonte e un'occhiata all'orologio al polso, prima di esplodere nel chicchirichii sacrale, rimediandoci l'introduzione violenta di un ombrellaccio in gola e realizzando così di avere ancora una volta indebitamente svegliato i dormienti domenicali, quell'audace numero zero di « Undercomics », progettata rivista fumettara di avanguardia della casa editrice Dardo, non ebbe grandi conseguenze.

Nel fumetto, come nella vita, va spesso così: i migliori sono i primi ad andarsene. Il romanzo sentimentale tra Lupo Alberto intraprendente ma sfigato e la gallina perbenista Marta con sempre in testa il matrimonio, però, scomparso o abortito che forse è un dire più esatto « Undercomics » in quello stesso 1973, si riaffacciò sul « Corriere dei Ragazzi » nel 1974 e nel 1976 apparve anche su « Eureka ». La casa editrice Corno, che pubblicava quel mensile, raccolse sempre nel 1976 le prime 348 strisce di Lupo Alberto, con introduzione di Luciano Secchi, ovvero il Max Bunker della coppia creatrice di Alan Ford. Silver proveniva dallo studio di Bonvi, ovvero Franco Bonvicini, il titolare di Sturmtruppen, il parmigiano genio e sregolatezza dei fumetto. Uno studio fervido di opere e personaggi. Silver aveva particolarmente collaborato a mandare avanti due eroi terribilmente antieroici come di prammatica in Bonvi: Nick Carter e Cattivik. Ma poi gli era venuta la voglia matta di farne uno proprio suo, di fumetti, ed ecco balenargli Lupo Alberto.

La fattoria dei Mackenzie è una fattoria di animali in cui l'uomo non si vede mai come nei Peanuts non si vedono mai gli adulti. Ma gli animali della fattoria Mackenzie si sobbarcano la responsabilità di rappresentarci, di rappresentare conquiste e schifezze umane. Silver non ha la minima esitazione nel dire: « Io 'sono' Lupo Alberto con le sue aspirazioni, la sua spinta anarcoide e la sua emarginazione », e riesce senz'altro più convincente di quando Gustave Flaubert sosteneva di essere Madame Bovary. Silver non perde il pelo né il vizio in ogni sua storia, la voglia matta di mettersi lupescamente in movimento per mettere in movimento l'intera situazione.

Una voglia matta che lo incalza non solo a rapire Marta dal pollaio, ma ad avere scontri epici con il cane guardiano Mosè, che più che a un enorme cane guardiano rassomiglia a un orso, un vero e proprio orso, bonario almeno quanto temibile. In fondo, i due avversari sul diritto d'accesso al pollaio tengono l'uno all'altro, e nessuna vittoria dell'uno o dell'altro è definitiva.
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Ma nelle avventure del Lupo Alberto non solo i sentimenti hanno un certo valore. La complessità è aumentata, senza che questo tolga nulla alla comicità sorprendente e trascinante, dalla politica.
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Così in Lupo Alberto negli anni di piombo e immediati dintorni conquistò sempre più spazio e per così dire peso, il vero deuteragonista di Lupo Alberto Enrico la Talpa, una talpa appunto, molto ambigua, capace a un certo punto di convincersi troppo della propria "diversità" e di coinvolgere il lupo anarcoide nella campagna per i diritti civili. Le citazioni di George Herriman, George Orweli e Walt Keily, naturalmente, sono fatte solo per inquadrare in qualche modo Lupo Alberto, che, comunque, è fumetto profondamente e addirittura aggressivamente italiano. Indicare i punti di riferimento non significa limitare l'originalità di Lupo Alberto ma ne sottolinea, anzi, l'importanza. Lupo Alberto è grande.
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Fuori da questo albo, la vita di Lupo Alberto continua intensamente. E ormai da tempo titolare di un mensile omonimo, che non si accontenta di pubblicare un fumetto più divertente dell'altro, ma ha anche un suo cuore scritto intitolato « Il Corriere dei Pollaio » ed espone gemme di saggezza o di incoscienza lupesca o talpesca. « Ehilà, Beppi di tutto il mondo, come ve la passate? » scrive il direttore del « Corriere dei Pollaio », Enrico La Talpa. « Io, vi dirò la verità, mi sento un poco inquieto come un bignè nei pressi di Maurizio Costanzo... Non c'è più spazio, tuonano futurologi e callisti! Siamo in troppi e ci pestiamo i piedi. Anch'io, nel mio piccolo, vivo questo dramma... Sfugge alla regola il mio amico Beppe, che un giorno viene pestato dal cagnastro ciccione e il giorno dopo idem. Però lui non si scoraggia e dopo ogni battuta, si rialza, incurante dei bozzi, e ci riprova: una, due, tre e quattordici, quaranta-quindici volte, fino a quando la spunta. lui sì che è un Lupo!.. »


ORESTE DEL BUONO


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